Il mestiere del filologo
di Daniela

La filologia è
spesso ignota (c'è persino chi la scambia con
la filosofia, forse per un gioco di assonanze), eppure il mestiere del
filologo è uno dei più antichi: la ricostruzione testuale e la critica del testo, infatti, risalgono già all'età ellenistica, allorchè nella
biblioteca d'Alessandria d'Egitto si cercava di raccogliere e conservare
tutto lo scibile posto sino ad allora per iscritto. Tuttavia, bisogna riconoscere che l'epoca eroica
della filologia è stata il lasso di tempo che va dalla seconda metà
dell'Ottocento sino alla prima metà del Novecento. E poi? Poi solo
dubbi, esitazioni, questioni relative alla sua effettiva e funzionale utilità.
Pertanto,
nel mondo odierno, in cui il digitale avanza e la cultura cambia
direzione, che valenza ha la filologia? Che senso ha il recupero di
autori e testi antichi? Perchè dedicare tempo a studiare la storia e la
tradizione dei testi, allestirne l'edizione, prepararne un commento?
Sembra che ciò che esiste oltre le aule universitarie nutri
un forte disinteresse per questo sapere umanistico, considerato non
spendibile nel mercato culturale, sicchè i filologi si ritrovano il più
delle volte a dover quasi giustificare il proprio operato e a cercare di
spiegare ai non addetti ai lavori quale sia lo scopo e il perchè di
questa imperterrita necessità di rendere utile l'inutile.
La risposta a ciò mi piace credere si possa trovare nelle parole di Stefano Rapisarda, che nel suo recente volume La filologia al servizio delle nazioni,
riflette sulla sorte di questa disciplina: «La filologia non è utile o
interessante in assoluto, lo è quando si
applica ai temi ideologicamente caldi intorno ai quali è nata […].
L’auspicio è che le filologie si ridefiniscano intorno ai ‘temi caldi’
di un’epoca, alle passioni politico-ideologiche, ai Grandi Libri sui
quali ogni civiltà è costruita, e che esse riannodino i legami con la
comunità di cui sono espressione».
Sembra, dunque, che anche il
mestiere del filologo abbia una propria dignità e che nel lavoro erudito posto al servizio dei
libri ci sia la cura per la bellezza e la comprensione dell'umanità.
